Profili innevati sono pensieri sospesi nella nostra mente: leggeri e indefiniti non sono ancora diventati un ricordo e non si sono trasformati in un’idea precisa.
Galleggiano e si perdono in una bianca e impalpabile materia.
Meraviglioso perdersi lasciando spazio solo ai nostri sensi per ritrovare un punto fermo, una direzione, un riferimento.
Carmelo Bongiorno
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L’autore ci chiede cortesemente di affacciarci da alcune finestre: sono finestre della rappresentazione che fissano nell’eternità di un supporto omogeneo, lo spazio-tempo di un soggetto riconoscibile e naturale.
Ci vuole ospitare al teatro della rappresentazione fotografica.
Come una poesia che trasponiamo in altra forma, qui la fotografia traspone sé stessa in qualcos’altro che stiamo ca- pendo man mano che apriamo gli occhi.
Lo sforzo del fotografo a ricreare e allargare la propria concezione del mondo attraverso queste immagini, aumenta l’illusione delle realtà inventate, sognate, trasognanti.
Questo grande compito ha bisogno di saggezza e abbandono al proprio tempo. Abbandonarsi al proprio tempo fa sì che attraverso gli occhi del fotografo, il presente diventa passato e futuro allo stesso tempo.
Ci troviamo dunque difronte a un viaggio, una passeggiata in un corridoio lungo, con tante finestre a fare da colonna sonora. Finestre come immagini che si seguono, si susseguono, si inseguono, forse all’insaputa l’una dell’altra.
E nascono delle parole come figlie di quelle finestre che hanno un cielo diverso ogni volta che le riapri.
Tra quelle parole, interstizi affrontano lettere e spazi che spingono a preferire un’occhiata anche solo fugace. I panora- mi piovosi poi diventano fermi e mollemente blu. E la luce che attraversa quelle finestre si mangia la nostra fantasia. La passeggiata tra quei cieli profumati di alba non dovrebbe finire mai. Come uccelli migratori che sembrano non co- noscere la terra.
E a questa esperienza sensoriale, di conoscenza e piacere, ci siamo esposti: abbiamo incontrato figure e momenti, quelli che interessano all’arte. Nessuna verità, solo mondi sospesi e indefinibili, messi in gioco ogni volta che si aprono quelle finestre.
Tutta la storia dell’Arte ha avuto bisogno della luce, o meglio, tutti gli oggetti artistici per esistere ed essere esposti hanno avuto bisogno della luce.
L’autore ci ha aperto le finestre. 

Giuseppe Sinatra
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